Un’altra offensiva contro le libertà laiche

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Se ci chiedessero una definizione davvero convincente di libertà sarebbe lecito avere qualche tentennamento: dovremmo raccogliere un paio di idee, ci verrebbe il nome di qualche filosofo che si è occupato del problema, poi forse con qualche fatica riusciremmo a rispondere. Se ci chiedessero invece una definizione precisa dei suoi limiti, ci verrebbe immediatamente in mente ciò che ci hanno sempre insegnato a scuola: “La libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Definizione ineccepibile e laicamente moderna, che ritroviamo nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1948. Pare però che la Chiesa russa abbia lanciato un attacco contro questa principio. La libertà di scelta degli altri non deve essere considerato l’unico limite alla nostra libertà: ci sono infatti valori etici, religiosi, morali e – questo è davvero interessante – patriottici che devono andare ad aggiungersi ai limiti definiti dalla Dichiarazione del 1948. Potete leggere l’articolo qui.

La Stampa

2 risposte a Un’altra offensiva contro le libertà laiche

  1. emanuele scrive:

    Non resta che stabilire chi e con che autorità dovrebbe indicare i valori in questione. Oppure lasciare che ognuno scelga i propri in quanto convinto che siano “fortemente radicati in una data società”. Certo al di fuori della data società (quanto piccola? un continente, una nazione, una regione… un singolo?) il dialogo inizierebbe ad essere complicato. Ma giusto un po’.

  2. heraclitus scrive:

    L’inghippo sta naturalmente nel fatto che è la stessa autorità a proclamare che esistono altri valori da un lato e a definirli dall’altro. Esempio omosessualità: io autorità religiosa dico che esistono dei ‘valori’ che vanno al là di una definizione laica di libertà; definisco l’omosessualità un peccato; ergo, è illegittimo allargare i diritti civili ai gay anche se tecnicamente non limitano la libertà di nessuno.
    In base alla libertà intesa in senso laico mi devo invece chiedere se una relazione omosessuale condivisa viola la libertà di uno dei due partner o di terzi. La risposta è no, naturalmente. Dunque l’omosessualità deve essere riconosciuta e tutelata.

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